21° Memorial Carla Corlatti

Domenica mattina, 29 marzo, il campo Cerri-Mari si è riempito come succede nelle giornate giuste: rumore, corse, palloni che rimbalzano ovunque e adulti che si ritrovano a bordo campo dopo anni.

 

È andato in scena il 21° Memorial Carla Corlatti, torneo di minirugby dedicato alle categorie Under 6, 8, 10 e 12, che ha portato a Sondrio circa 180 bambini.

 

In campo cinque società: Sondrio, Sondalo, Delebio, Lecco e Milano Nord con Seregno. Alla fine, a sollevare il trofeo è stato il Rugby Lecco, ma come sempre in queste giornate il risultato resta sullo sfondo. Davanti ci sono altri numeri: i passaggi riusciti, le cadute senza paura, i sorrisi sporchi d’erba e anche qualche lacrima di sconfitta.

 

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I bambini del Rugby Lecco, vincitori del trofeo Corlatti

 

Il Memorial porta il nome di Carla Corlatti, figura profondamente legata alla storia del Sondrio Rugby. Moglie di Franco Baldini, uno dei fondatori del club, e madre di Paolo e Michela Baldini, entrambi cresciuti dentro questo campo, da giocatori prima, da punti di riferimento poi. Una famiglia in cui il rugby non è mai stato un hobby, ma una lingua madre.

 

A consegnare i premi sono stati proprio Franco, Michela e le due nipoti di Carla: un passaggio semplice, naturale, di quelli che nel rugby contano più di tante parole. Medaglie per tutti i partecipanti e, a chiudere, il trofeo nelle mani dei bambini del Lecco.

 

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La famiglia Baldini

 

La mattinata è scivolata via tra partite e confusione organizzata, quella bella, inevitabile, quando hai 180 bambini che si muovono contemporaneamente nello stesso spazio. Il meteo ha dato una mano, ma non era quello il punto: certe giornate funzionano anche sotto la pioggia.

 

 

 

Tornei come questo tengono insieme due cose: da una parte i bambini, che giocano e iniziano a capire cos’è davvero questo sport; dall’altra gli adulti, che si ritrovano, si riconoscono e per un attimo tornano esattamente dove avevano lasciato.

 

E in mezzo c’è il senso di un memorial: non guardare indietro, ma continuare a far vivere qualcuno dentro quello che succede oggi, su un campo pieno.

 

(Toni Apache)