A Natale si è soliti scambiarsi auguri e, quest’anno vogliamo farlo raccontando delle storie. Storie che nascono dentro al nostro sport e che parlano di presenza e di attenzione verso l’altro.
Smart Life è un percorso in divenire, che nasce da un’intuizione semplice e potente di alcuni ragazzi della prima squadra del Sondrio Rugby: nello sport, come nel volontariato, non cresce solo chi riceve, ma anche chi sceglie di esserci. Lo sport non è solo competizione, ma relazione, presenza e responsabilità condivisa. Un progetto che a piccoli passi prende forma fuori dal campo, dove il rugby continua a essere quello che è sempre stato: una comunità in cui ognuno ha qualcosa da dare e qualcosa da ricevere.
È con questo spirito che, nel pomeriggio del 16 dicembre, Giovanni, Cristofer, Matteo, Gianmarco, Mattia e Lorenzo, atleti della prima squadra, hanno fatto visita al reparto di pediatria dell’Ospedale di Sondrio. Palloni morbidi, cartoncini colorati e tanta voglia di giocare: questo il bagaglio con cui i nostri atleti sono entrati in reparto per trascorrere qualche ora insieme ai piccoli pazienti.
I programmi iniziali, però, sono saltati quasi subito. I bambini non erano poi così “piccoli” come immaginato e i giochi pensati non risultavano adatti a loro. Nessun problema: si improvvisa. Carta, mani e fantasia hanno preso il posto delle attività previste e, nel giro di poco, sono comparsi aeroplanini pronti a volare. Il tentativo di lanciarli dalla finestra è stato immediatamente fermato dalle infermiere, tra risate e richiami bonari. Un pomeriggio semplice e spontaneo.
«È stato davvero un bel pomeriggio», ha raccontato uno dei ragazzi. Alla domanda su cosa gli avesse lasciato questa esperienza, la risposta è arrivata senza esitazioni: «Sono molto contento di aver fatto questa esperienza, prima di tutto perché ho visto i bambini felici e interessati a giocare con noi, soprattutto attraverso lo sport. La cosa più importante, però, è che mi ha fatto capire quanto sono stato e sono tuttora in salute, e spero che ogni bambino di quel reparto possa riprendersi e non debba più tornarci».
Un altro giocatore ha sottolineato «All’inizio erano timidi, poi hanno iniziato ad aprirsi, a raccontarci storie e a far battute». Un incontro emozionante, reso ancora più bello dal clima di attenzione e gentilezza del reparto, e dalla consapevolezza di aver condiviso, anche solo per poco, un momento di spensieratezza in una situazione delicata.
Qualcun altro ha evidenziato quanto l’esperienza sia stata significativa anche sul piano personale: «È una cosa che fa bene, e che vorrò ripetere». A colpirlo, in particolare, è stata la capacità dei compagni di squadra di creare, senza preparazioni specifiche, un clima di gioco e leggerezza.
Infine, un ultimo pensiero ha raccontato quanto, nonostante il poco tempo trascorso insieme, il legame creato sia stato immediato: «Siamo stati insieme poche ore eppure mi sembra quasi di conoscerli, e in un certo senso mi mancano». Un’esperienza che lascia il segno, perché «portare anche solo un attimo di gioia ai bambini è una cosa stupenda, qualcosa che non aiuta solo loro, ma che aiuta anche, e forse soprattutto, noi».
C’è un’immagine nella storia del Sondrio Rugby che racconta meglio di ogni parola il valore di essere presenti, per chi ci sta accanto. Stagione 2023/24, Parabiago. Con una giornata di anticipo il Sondrio riconquista la Serie B. Nello spogliatoio esplode la festa: fatica, gioia, un traguardo inseguito per un anno intero. Ma manca qualcuno. Un compagno di squadra è ricoverato in ospedale.
È facile essere amici quando tutto scorre, quando le cose vanno come devono andare. La vera forza di un legame, però, si vede quando il percorso si complica, quando qualcuno resta indietro senza averlo scelto.
A partita finita, una corsa verso lo spogliatoio con lo smartphone in mano. Sullo schermo compare il volto di quel compagno che sorride per la vittoria. Una videochiamata, e quel ragazzo è di nuovo lì, dentro lo spogliatoio, parte del gruppo. Non come spettatore, ma come uno di loro. La cosa più potente non è l’immagine sullo schermo, ma ciò che accade subito dopo: uno alla volta, tutti scelgono di condividere quel momento con chi non poteva esserci.
Smart Life nasce esattamente da qui. Dalla capacità di trovare un modo per esserci. Perché non cresce solo chi riceve, ma anche chi sceglie di mettersi in relazione. Che sia uno spogliatoio o un reparto di pediatria, il principio non cambia: esserci significa costruire qualcosa insieme, sapendo che ognuno ha qualcosa da dare e qualcosa da portarsi a casa.
Un sentito ringraziamento va all’Ospedale di Sondrio e a tutto il personale del reparto di pediatria, che ha reso possibile questo incontro e ci ha permesso di condividere momenti semplici ma profondamente significativi con i piccoli pazienti.
(Toni Apache)
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